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Stromboli è
l'isola più settentrionale tra le Isole
Eolie: il suo territorio è di circa 13 km² e
vi abitano circa 450 abitanti.
L’isola di Stromboli è dominata
dall’imponente mole del vulcano. Nella
terrazza craterica sono visibili bocche
eruttive che spesso espellono brandelli di
lava. Questa attività è moderata e perciò
non pericolosa per gli abitanti dell’isola
dal momento che l'effusione di magma fluisce
lungo il pendio della Sciara del Fuoco. Nel
2002 vi è stata una grossa eruzione il cui
materiale lavico ha fatto cadere in mare
alcune rocce che formavano la parete di
Sciara del Fuoco: la caduta di questo massi
ha provocato un'onda anomala che ha
investito alcune delle Isole Lipari.
Le coste dell'isola di Stromboli sono molto
ripide e dirupate e vi sono pochissime
spiagge. I centri abitati sono Ginostra e
Stromboli e gli abitanti vivono soprattutto
di pesca, viticoltura, raccolta di capperi e
soprattutto di turismo.

Cenni storici di
Stromboli
Il nome dell'isola di Stromboli deriva dal
termine Strongyle che significa "tondo,
rotondo": era nota fin dall'antichità
l'attività del vulcano presente sull'isola e
secondo la leggenda, qui vi era la reggia
del dio Eolo ("la bronzea su alte colonne")
ed il colore di alcuni punti dell'isola
fanno venire in mente le immagini descritte
dal poeta Omero.
Stromboli anticamente era una colonia
dell'isola Lipari i cui abitanti vi andavano
solo per il periodo della semina e della
raccolta. Intorno al XVI secolo a.C.
sull'isola vi fu il primo centro abitato
molto vicino alla sede attuale della Chiesa
di San Vincenzo. Stromboli poi fu
successivamente molto importante come scalo
per le imbarcazioni che attraversavano il
Mar Tirreno fino all'avvento delle navi a
vapore: da questo periodo in poi, l'isola
cominciò ad essere sempre meno frequentata.
Agli inizi del XX secolo gli abitanti di
Stromboli ammontavano a circa 5000, oggi, a
causa del fenomeno dell'immigrazione, sono
arrivati a circa 500.
L'isola di Stromboli è tornata dopo molto
tempo sotto i riflettori nel 1949 quando
Roberto Rossellini vi girò il suo film
"Stromboli" tra i cui attori vi era Ingrid
Bergmann che ebbe con lui un'intensa storia
d'amore.
Nella loro casa situata in via Vittorio
Emanuele, vi è una targa che testimonia la
loro intensa unione.
Cucina Tipica di
Stromboli
La cucina tipica di Stromboli è basata
sull'utilizzo di ingredienti semplici,
genuini e soprattutto locali. Quasi tutti i
piatti infatti prevedono l'uso di acciughe,
capperi, olive ed erbe aromatiche. Tra i
piatti tipici troviamo gli spaghetti alla
strombolana a base di olive, capperi,
acciughe e tantissimo peperoncino; spaghetti
al fuoco a base di melanzane, capperi,
cipolla, pomodoro, sedano ed olive;
polpettine in brodo di pesce realizzate con
spatole, salpe, sauri ed ope, pomodoro,
finocchietto selvatico e formaggio
caciocavallo; le polpettine vengono poi
fatte cuocere nel brodo di pesce.

E' il centro
principale dell'isola. Arrivando dal
mare si avvista, fin da lontano, la parte
alta, la cittadella fortificata con alle
spalle (visibile se si approda a Marina
Lunga) l'ex convento francescano, oggi
Municipio. Ai suoi piedi si trovano due
baie.
Marina Corta, sorvegliata dalla chiesetta
delle Anime del Purgatorio (un tempo isolata
su uno scoglio poi unito alla terraferma) e
dalla secentesca Chiesa di S. Giuseppe (che
chiude la baia a sud), e Marina Lunga, il
porto più esteso. La notte finale della
festa di S. Bartolomeo (24 agosto) Marina
Corta si illumina di bellissimi fuochi
d'artificio che partono direttamente dal
mare. Alle spalle si estende la città bassa
con corso Vittorio Emanuele, passeggio
pomeridiano e serale costellato di
negozietti e ristorantini.
Castello - E'
come viene chiamata la cittadella, acropoli
greca poi cinta da mura (XIII sec.),
rafforzate dagli spagnoli di Carlo V (XVI
sec.) dopo il saccheggio del pirata
Barbarossa. Si consiglia di salire da piazza
Mazzini. E' l'accesso più antico: superate
le fortificazioni spagnole e la torre greca
(IV sec. a.C.) su cui si imposta la
torre-porta medievale (Xll-Xlll sec.), si
giunge al cuore della cittadella. Sulla
destra la Chiesa di S. Caterina, seguita da
una zona di scavi archeologici che mostrano
resti sovrapposti di abitazioni (capanne),
edifici e strade di varie epoche, dall'età
del bronzo (cultura di Capo Graziano)
all'epoca ellenistica e romana; alle spalle
si elevano la Chiesetta dell'Addolorata e la
settecentesca Chiesa dell'Immacolata. Sul
lato sinistro, al centro, si eleva la
cattedrale dedicata al patrono delle Eolie,
San Bartolomeo: di impianto medievale, è
stata ricostruita in epoca spagnola, mentre
la facciata è del XIX sec. Il chiostro
annesso risale all'epoca normanna. Di fronte
si apre una scalinata che risale all'inizio
di questo secolo e per edificare la quale si
sono dovute "tagliare" le mura.
Museo Archeologico
Eoliano - E' ospitato in edifici
differenti ed è suddiviso in sezioni che
ripercorrono la storia delle isole a partire
dalla preistoria fino all'epoca classica. Vi
sono inoltre sezioni particolari dedicate
all'archeologia marina ed alla vulcanologia.
La maggior parte dei reperti sono
ritrovamenti degli scavi condotti a partire
dal 1949.
All'ingresso di ogni sala si trovano
pannelli esplicativi di due tipi differenti:
uno. più dettagliato, è rivolto a chi
intende compiere una visita molto
approfondita, l'altro, in rosso, fornisce i
cenni essenziali per poter comprendere le
varie culture che si sono succedute.
La sezione sulla preistoria a Lipari inizia
con una sala interamente dedicata
all'ossidiana, preziosa roccia vitrea
vulcanica, estremamente dura e tagliente,
anche se fragile, e largamente utilizzata
-ed esportata- nell'antichità per fabbricare
utensili. La cultura di Capo Graziano
(1800-1400 a.C., dal nome di un sito a
Filicudi) e quella, successiva, di Capo
Milazzese (a Panarea) segnano un periodo di
particolare prosperità per le isole (sale V
e VI) che si manifesta con un aumento
demografico e lo sviluppo degli scambi
commerciali. Ne sono testimonianza i grandi
vasi micenei giunti qui probabilmente come
materiale di scambio per le materie prime.
Il periodo seguente (sec. XIII-IX a.C.),
detto Ausonio dal nome delle genti che
(secondo Diodoro Siculo) giunsero qui dalla
penisola italiana, è caratterizzato da
moduli espressivi differenti: frequenti sono
le scodelle ad un'ansa con appendici a forma
di corna (probabilmente per scacciare gli
influssi malefici) che, più tardi, assumono
la forma stilizzata del muso dell'animale
(sale VII-IX).
A partire dalla sala 10 si passa al periodo
greco e romano. Dopo un periodo di
abbandono, l'acropoli di Lipari viene
colonizzata da Cnidii e Rodii (VI sec.
a.C.). Interessante il coperchio del Bothros
(fossa votiva) di Eolo. completato da un
leone in pietra che funge da presa (sala X).
Il culto di Eolo sembra essere il punto di
incontro tra i locali ed i colonizzatori.
Nelle vetrine adiacenti sono raccolte le
"offerte" trovate nella fossa.
Negli edifici di fronte si trovano le sale
dedicate alla preistoria nelle isole minorie
la sezione vulcanologica (edificio sulla
sinistra) che ripercorre la storia geologica
delle isole attraverso pannelli, grafici e
plastici.
La visita continua poi nel palazzo a nord
della cattedrale (la numerazione delle sale
è invertita per le prime tre: si passa dalla
18 alla 17 alla 16. Poi continua in ordine
crescente). Particolarmente interessante è
la ricostruzione delle necropoli dell'età
del bronzo: ad incinerazione (XII sec. a.C.)
con le urne coperte da ciotole e poste
all'interno di piccoli pozzi scavati nel
terreno (sala XVII) o ad inumazione (XIV
sec. a.C.) in grandi pithoi (giare)
interrati (i corpi erano deposti in
posizione rannicchiata). Le imbarcazioni
commerciali che, sorprese da fortunali,
tentavano di mettersi al riparo vicino alle
coste delle isole, trovavano sulla loro
rotta Capo Graziano (a Filicudi) e la zona
delle Formiche (gli scogli appena affioranti
allargo di Panarea), due punti insidiosi ove
era facile fare naufragio. Qui è stato
recuperato il carico di una ventina di navi
commerciali, costituito soprattutto da
anfore di diversi tipi di cui il museo
possiede una collezlone incredibilmente
vasta (sezione di archeologia marina). Tra i
corredi funerari del VI-IV sec. a.C. di
Lipari emergono delle singolari statuine
fittili (sala XXI), di esecuzione
grossolana, ma interessanti perché mostrano
alcune occupazioni domestiche: una madre che
lava il bimbo, una donna intenta a preparare
una zuppa in una ciotola ed un'altra che
macina il grano su un mortaio sul bordo del
quale è seduto un gatto. Tra i bei crateri a
figure rosse, fabbricati in Sicilia o nel
resto d'Italia, ne emerge uno (360 a.C.) dal
soggetto singolare: un'acrobata nuda in
equilibrio sulle mani si esibisce davanti a
Dionisio e a due attori comici
dall'accentuata caratterizzazione. Alle
spalle del gruppo, in due riquadri, i volti
di altri due attori. Nella stessa vetrina
sono raccolti tre crateri del pittore di
Adrasto tra i quali emerge l'ultimo: sotto
il portico della reggia di Argo, in una
scena altamente drammatica, si affrontano
Tideo e Polinice, figlio di Edipo in esilio
da Tebe.
Il culto di Dionisio, dio del vino, ma anche
del teatro e della "beatitudine"
ultraterrena (per chi è iniziato ai suoi
misteri) spiega la presenza, nei corredi
funerari e nei pozzi votivi. di statuette di
attori e maschere teatrali di cui il museo
possiede una collezione unica al mondo per
ricchezza, varietà ed antichità (sala XXIII).
L'ultima parte del museo è consacrata alla
storia di Lipari in età ellenistica, romana
(si evidenzia una notevole quantità di
lucerne a matrice, con decorazioni
differenti) con qualche cenno al periodo
normanno, spagnolo, rinascimentale e barocco
(soprattutto ceramiche).

Parco Archeologico -
In fondo alla cittadella sulla destra. Vi
sono allineati numerosi sarcofagi antichi.
Dalla terrazza si gode di una incantevole
vista sulla chiesetta delle Anime del
Purgatorio protesa sul mare di fronte a
Marina Corta: all'orizzonte, Vulcano.
Giro dell'isola
Circuito di 27 km. Partire da Lipari città
in direzione di Canneto, a nord.
Canneto -
Questo piccolo borgo adagiato all'interno di
un'ansa è il punto privilegiato di partenza
per le spiagge bianche, visibili da Canneto
e raggiungibili a piedi attraverso un
sentiero. Il candore della sabbia. ma
soprattutto del mare, rivelano la presenza
della polvere di pomice. Sempre da Canneto,
dal porto si possono raggiungere le cave di
Pietra Pomice in località Porticello. Due i
mezzi più semplici: il più pittoresco e
tipico è in barca, portati da uno dei tanti
pescatori che pullulano nel porto, l'altro è
l'autobus.
Cave di Pomice a
Porticello - In questa bella baia
sorgono parecchie fabbriche, ora in disuso
tranne l'ultima in fondo (a nord), di
estrazione della pietra pomice. Gli scarti
della lavorazione hanno formato bianchi
pendii di sabbia finissima, resa più
compatta dal tempo, che si affacciano
direttamente sul mare. Sulla riva. piccoli
frammenti di nera ossidiana. Lo spettacolo è
molto suggestivo: sul mare di un azzurro
chiarissimo e quasi vitreo (per i depositi
di pomice sul fondo) si protendono ancora le
vecchie passerelle che un tempo venivano
utilizzate per portare i carichi di pomice
direttamente alle navi. Uno dei passatempi
preferiti dai bagnanti qui è quello di
salire sui pendii e cospargersi il corpo di
polvere: l'effetto levigante è assicurato. I
più arditi potranno poi emulare i ragazzini
dell'episodio di Kaos (il film dei Fratelli
Taviani) che si gettavano rotolando dal
pendio, fino a finire in mare (oggi però
distante circa un metro). La strada offre
scorci suggestivi sui bianchi pendii di
pomice di Campo Bianco, illuminati dal sole:
per un attimo sembra di essere in alta
montagna, di fronte ad un nevaio. Subito
oltre, dalla Fossa delle Rocche Rosse, si
sviluppa la più imponente colata di
ossidiana dell'isola.
Superata Acquacalda, si arriva alle
Puntazze. da cui si gode di una bellissima
vista che abbraccia cinque isole: da
sinistra a destra Alicudi, Filicudi, Salma,
Panarea e Stromboli.
Stufe di S. Calogero
- Appena oltrepassato Pianoconte, prendere
una strada sulla destra. E' una fonte
termale nota fin dall'antichità per le sue
acque terapeutiche. Tra i resti di edifici
antichi (fiancheggiati da un moderno
stabilimento termale, purtroppo in disuso),
si evidenzia una stufa a cupola che studi
recenti fanno risalire all'epoca micenea.
Sarebbe dunque l'edificio termale più antico
ed anche l'unica festimonianza greca,
utilizzata ancora oggi da persone che
seguono una "cura fai da te" cospargendosi
di acqua che raggiunge, alla fonte, la
temperatura di 60° C.
Quattrocchi -
Questo belvedere offre uno dei più bei
panorami dell'arcipelago con in primo piano
la punta di Iacopo, seguita dalla punta del
Perciato. Alle spalle i faraglioni e, sullo
sfondo, l'isola di Vulcano. Giunti in
prossimità di Lipari, si gode di una bella
vista sulla città.
Giro dell'isola in
barca - Partenza da Marina Corta.
Permette di scoprire la costa frastagliata
dell'isola punteggiata di archi, scogli e
faraglioni.
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